Oggi - complice un bell'attacco di influenza - non mi va di ragionare, ma di limitarmi a segnalare. In questo caso, sono un paio di pensieri sulla musica, che si aggiungono ad uno già postato esattamente undici mesi fa (guarda caso, anche quel giorno avevo la febbre), e contenuto nel romanzo Non so, di Lorenzo Licalzi. E che per me resta la cosa più bella mai scritta in materia.Il primo, in realtà, è una precisazione su "Scrivere di musica è come ballare di architettura". Nel post con cui aprivo questo blog la attribuivo a Frank Zappa; oggi scopro sul Post che sembra essere dell'attore e musicista americano Martin Mull. Meglio così: citare i meno noti fa più figo.
Il secondo è una considerazione di Vladimir Ilic Lenin riportata da Alex Ross in Il resto è rumore: "Non posso ascoltare la musica troppo spesso. Ha un effetto negativo sui nervi, ti fa venir voglia di dire dolci sciocchezze, e di accarezzare la testa di quelli che riescono a creare tanta bellezza vivendo in questo abbietto inferno".
Non amo la Storia controfattuale (quella fatta con i se), ma non posso non pensare che se Lenin avesse ascoltato qualche nota in più molte cose sarebbero andate del tutto diversamente.
Leggendo questo post mi viene subito in mente la scena da "frankenstein junior" dove la creatura, il mostro, si addolcisce sentendo il suono del violino....
RispondiEliminaE capita anche a molti di noi; ognuno ha il proprio violino disarmante.
Quanto a Lenin, mi sembra che abbia ascoltato le note giuste. Chissà.